Francesca Amè
Sono l’industria più florida del momento. Lavorano ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette. Sono i paps, evoluzione postmoderna dei paparazzi.
Dimentichiamoci la Leica appesa al collo di solitari fotografi dallo sguardo sornione capaci di far breccia nel cuore delle attrici quando la vita era davvero dolce: oggi i paps si muovono in gruppi organizzati, con teleobiettivi (o, nel caso, su elicotteri presi a nolo), sono giovani (le nuove leve hanno anche 13 anni) e disposti a tutto. A Hollywood, la loro presenza è inarrestabile: quasi tutti ispanici, i paps sono un esercito armato di macchinette digitali e pc portatili addestrato a immortalare la Vip-preda e a divulgare lo scatto on line, dando il via a un tam tam sui siti gossip del pianeta che scatena un gioco al rialzo sulle quotazioni di alcune delle tante foto che noi, più o meno distrattamente, sbirceremo pochi giorni dopo su una rivista o un quotidiano.
«Il risultato di questa congiuntura – ironizza il giornalista americano David Samuels, che si è occupato dell’argomento – è un surreale reality show che potrebbe intitolarsi “Britney, Paris e Nicole mentre Brad e Angelina salvano l’Africa un bimbo alla volta e Lindsay Lohan forse ha sniffato coca ecco Jen senza Brad ma la povera Katie Holmes sposa Tom Cruise che non è un uomo, è un alieno”». Un reality molto più redditizio e succulento delle foto di Yoko Ono in bed sitting con John Lennon o di Jackie Kennedy e Onassis a Skorpios.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=276899
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